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Archivio Dicembre 2005

In riva al fiume

30 Dicembre 2005 4 commenti


Tu, donna d?arme, la tua presenza dal corto crine ha smarrito efficacia nel far danzar parole; come del resto, non vi è più alcuna aurea dorata, da scindere sulla tu lama; biforcuta, e sciorinante quanto una lingua può essere quando la bocca assetata si slancia nel torrente, che sgorga a pieni polmoni, per poi rattenere il passo su di una risacca di impaziente caparbietà? il tempo è il tuo nemico, ed il tempo sono io. Io che manovro le lancette, dissestando il meccanismo. Asticelle che valgono una parole, un sorso di fumo, o semplicemente il candore d?un fiocco ch?io nego.
Ed allora fai un passo di più, corri sul centimetro che ti separa da fuori la sponda, per poi gettarti nell?assenza di sete, quella mancanza che solo le braccia del nostro morire può cantare.

Bianca

30 Dicembre 2005 1 commento


Sei il colore che non ho
e non catturerò
ma se ci fosse un metodo
vorrei che fosse il mio
fanne quel che vuoi, di noi
me l’hai insegnato tu
se c’è una cosa che è immorale
è la banalità

lo sai
lo sai
che tu sei troppo bianca per restare
mano nella mano con te stessa
e non voglio certo che tu sia
la mia più bella cosa mai successa

sei il colore che non ho
e che vorrei essere io
ma se ti rende libera
ti regalo il mio

lo sai
lo sai
che tu sei troppo bianca per restare
mano nella mano con te stessa
e non voglio certo che tu sia
la mia più bella cosa mai successa

tu sei troppo bianca per restare
mano nella mano con te stessa
e non voglio certo che tu sia
la mia più bella cosa mai successa

vedrai . . .

(Afterhours)

Blu

29 Dicembre 2005 6 commenti


Di nudità, i pensieri, scarnificano la notte dei sui sussulti; ansie che il vulgo, dietro le spalle sciama, insinuando gli occhi, le parole? .Un brulicare marino, cantore di storie bianche: onde di una pelle ora scoscesa, ad imo radura d?acqua che riprende il cammino, ora impetuoso. Travolge fra le sue vie, -più su, polpastrelli di dita soggiogate da pareti bronzei, ove finestre vanno a formare angoli davanti a cui si gridano sospiri e zittiscono parole; quelle che all?orecchio son sottointese.
Poi, ci si avvolge nei liquidi di piacere, alla ricerca di coralli purpurei, fra l?impazienza del domani; e noveri nuotatori d?arie!
?questi, i sogni delle lenzuola; sogni che assumono il colore del blu ossia: la voce visiva, del mare frapposto?

….

27 Dicembre 2005 2 commenti


Quanta nullità nasce da questo niente; qualcosa ?o qualcuno,- che vuol far uscire una corazza. Forgiata poi, con cosa? Squarci di ricordi, dilaniati da lame; che solo il puro ragionamento permane nel proprio scindersi. E allora, vivere è il gioco dei meccanismi? Ruotano, dirigono, e a volte si frangono; come la volta in cui venne babbo natale ?cosi in anticipo, si dovette svelare fino alla canotta! Peccato che anche l?epifania percorse l?autostrada; e come si sa: ?tutte le feste portan via.? -?Natale malato?-

….

22 Dicembre 2005 3 commenti


Tutti si è d’accordo sulle banalizzanti certezze dell’universo. Cio che le separa dalla realtà del bene, e quella infamante del dolore, è la sfumatura che se ne trae.

["..ogni alba avra anche un po di morte dentro se..." "...non lasciare che il tuo percorso ti divori il ventre.." cosa sto ascoltando??]

Le congiutture di Venere

21 Dicembre 2005 Commenti chiusi


La Venere ben pensa, tra le sue sfumature ed i suoi teoremi escono fuori a gocce, dalla sua conchiglia, mal pulita.
La Venere ha perso il mare con le sue onde, potrebbe indossar veste talare benché la badessa congetturi la sua fede.
La Venere è sporca di sangue e fatica del suo dipintore, e non se ne vuole ripulire.
La Venere è spoglia della sua tela, mentre i suoi pensieri non ardono più fra la legna di questi salotti..

Stelle Buone

21 Dicembre 2005 1 commento


Mio amore, ripiegate le labbra
e tornati al colore di prima
guardo fuori ed è l’alba
come fuggono le ore da qui
e ci dobbiamo salutare
c’è un’altra giornata d’amore da preparare

Ho visto solo stelle buone sulla tua pelle
se tornerai domani saprò darti quelle perse
e lascerò che tutto sia sospeso
fino a quando non ci rivedremo

Mio amore
Il tuo cuore è un mare calmo
e non basta una sola notte
per attraversarlo
sono pronta per riaverti ancorato al mio respiro
mentre il sole svanisce
e l’ombra disegna il tuo profilo

Ho visto solo stelle buone sulla tua pelle
se tornerai domani saprò darti quelle perse
lascerò che tutto sia sospeso
fino a quando non ci rivedremo

Ho visto solo stelle buone
Ho visto solo stelle buone
Ho visto solo stelle buone

(Cristina Donà)

Litteratela e il gioco del ventre

20 Dicembre 2005 1 commento


Mani che impastano, miscelando colori cosparsi come un pianto di una tela grammaticale. Tela farcita da scarabocchi in inchiostri pensati. Un rigurgito di sangue esiliato dalle vene.

Gioco del ventre, in parole che tessono tele di emozioni insipirate.
Gioco che perde nel trovare verità fluorescenti nel buio del non vedere.
Gioco che esala vapori, in ovatte fanciullesche che destreggiano caparbietà.
Gioco che insegue la rincorsa nel tempo che fugge ed indugia nell?accadere.
Gioco del ventre, gioco di danze che cantano la loro carola

Quasi Primavera

15 Dicembre 2005 5 commenti


Sul prato, all?ombra di bianche lenzuola, ti confidavi sulle mie orecchie: ?Amore, per me, cogli solo le ciliegie più fulgenti..?. Mentre io trattenevo le tue preghiere nel soffio della mia bocca, accoglievo fra le mani il desiderio rosso del tuo ventre. Facendo, come ammiccando sulle mani, un gesto con lo sguardo, contiguo alle mie parole: ?Vedi, mia piccola. Questo è il succo degli dei! Partorito per noi, in questo respiro, per null?altro.?.
Il sole sorrideva sui nostri visi, bronzando i nostri cuori, già traboccanti di lacrime ove, in un istante, velature di parole maestre c?afferano lo sguardo, stillandone il miele negli occhi scuri. Parole ancora sconosciute, ma tanto desiderose d?esser lette, da volersi incorniciare come arabeschi attorno le colonne di questa primavera, strana per il suo tempo!..

La tempesta nel cubo di Kubrick

14 Dicembre 2005 2 commenti


Si parte col gelo che fischia nelle orecchie ed i fraseggi di parole che vi si mescolano sopra.
Il cubo c?attende, sgomita la folla attorno le sue facce, guarda, annusa precipitandosi nel concepire colori informi nei stretti interstizi delle porte. Una controllata dei nostri bagagli, nel caso contenessero sostanze e liquidi fautrici di tinte troppo alcoliche.

Il primo giro di seme è quello nero, da far venir uggia! Gruppetto che strimpellava boria in ogni dove un suono riuscisse a riverberarsi, ovunque ci fosse spazio, tanto spazio da creare un vuoto indifferente fatto da anime travasate all?infuori, riparate solamente nel caldo delle pensiline accese accanto le decine di sigare avvampate sulle labbra algide.
Una prefazione di atonalità che riscopre incontri, vecchi, agitazioni morbose ed infine compravendite di occasione.

Secondo Giro: l?ingranaggio di Kubrick comincia ad intersecare le tinte, ora più acute e riflesse negli occhi!
Una visione sibila fra le luci sanguigne, un uomo?un Cristo accolto nel porpora d?un divano, mentre precipita nell?afflosciarsi delle sue volontà in caduta libera dentro un buco giallo infettato dal rosso delle sue braccia. Pensiero selvaggio quanto sensuale. Sensuale come il rosa della sua rabbia!

Il terzo è tatuato sulla pelle del mago della duplice modanatura, sorretti dalle movenze sgarbate, ma comunque affabili, d?una donna non più neonata di questi mondi, un po? adolescenti un altro poco coscienti.

Il quarto anello viene calzato solo dopo la morte, dentro un teatro circense, impastato con miscele di parole gia sentite dietro le maschere, scampolo delle adolescenze cosparse sul pavimento, sotto il palco. Un ventaglio tra ciò che è stato e quello che gia c?è, il tutto garrito sotto la pancia melodiche che causano allucinazioni. Allucinazione collettiva svelata sulle pupille increduli?orecchie e capelli lunghi, un paio d?occhiali che sbattono gesti ammiccanti fra le teste di un pubblico ridente….e poi ?Questa è la vita, la vita è cattiva e lo spettacolo è morto!?

In fine mi trovo il cubo di Kubrick incompiuto: mancava al centro un tassello rosa, la rosa di una pelle.