Archivio

Archivio Gennaio 2006

Melodico moribondo

31 Gennaio 2006 4 commenti


Il silenzio delle parole fruscia fra le fronde ingiallite degli alberi non ancora spogli, ingrossando il frastuono della pelle che manca, lontana; le onde dell?acqua, squassate da marre cariche d?impazienza, ne trasmettono il sussurro di un re senza trono ma gioielli pensieri di carezze cortigiane.

Il calesse della notte muove le sue ruote, dove vi girano raggi di stelle che calpestano il passo dei mie sogni trattenuti sulle rive scoscese della speranza?

Bianco Tavor

30 Gennaio 2006 1 commento


La mia coscienza, celere come il seguito del corteo funebre, scandisce i movimenti, rintoccando ad ogni passo l?orma dei propri pensieri. L?odore della pioggia appare acre in un panno steso su fiori che vi s?intrecciano tutt?attorno, avvolgendo nel loro sudario questo corpo scarnificato dalla veemenza del suo silenzio: la pelle sembra non emanare calore, svincolandosi dall?opprimente binomio col mio essere, assumendo forme fluide; dove prima si legano in convinzioni eteree, che la gente respira, brucia ed infine scioglie in lacrime brutali e chiassose; e poi, fracassandosi sull?asfalto che le seziona, perdono la chiarezza del reale.
Quel senso, misto, dell?angoscia del non compreso, va declinandosi, man mano che la gente s?avvicina al feretro; verrà chiuso dalle preghiere rivolte con timorosa convinzione del non ritorno: la vista del dolore altrui provoca un senso di impotenza che tramuta in onnipotenza della ragion finta che crea espedienti per il cuore.
?.basta scrivere, pensare, parlare, guardare, tacere respirare?e sia! respirare come se fosse un vizio, la privazione dell?orgoglio stesso che nuoce al cuore, all?anima, alla vita dell?essere tutto e niente. Comporre la propria morte, come estrema poesia della mancanza del vuoto, può lenire la mia coscienza?

Lo Scemo Del Villaggio

26 Gennaio 2006 Commenti chiusi


Adesso vi dirò un segreto e non si dica che
e non si dica che non ve lo avevo detto,
il mio pensiero è quello, il mio pensiero è proprio quello
di uno che si può tranquillamente definire matto.

E voi sicuramente troverete divertente
Il fatto stesso che io porti la mia faccia tra la gente
e certamente sarà relativamente interessante
tutto quello che ho da dire ma sarà comunque grande
il piacere che avrò nel cantare e suonare stasera per voi,
spero nessuno ne avrà da ridire
ma in caso contrario
il sistema migliore è di non starmi a sentire.

Vivo da sempre, vivrò per sempre
alla periferia della normalità.
Sono da sempre, sarò per sempre
etichettato da ogni mente benpensante
come ?soggetto scarsamente interessante?,
perché troppo stravagante,
quindi conseguenzialmente
poco utile o inutile totalmente
alla tessitura di una bella immagine apparente per la comunità!

Un giorno, la follia trovando in me
la sua ideale collocazione
prese posto tra le pieghe della mia immaginazione,
poi non ricordo cosa esattamente sia successo
ma l?effetto risultante
è quello che davanti ai vostri occhi voi vedete adesso.
Ma chi non avrà paura di questa mia condizione
venga pure ad imbarcarsi per un viaggio
sulle onde dei deliri dello scemo del villaggio.

Poi sia ben chiaro anche un concetto
ossia, non è che per il fatto che io sia matto
veda il mondo in modo distratto
ma la questione è che con il buonsenso
il mio cervello non è andato mai d?accordo dandogli lo sfratto,
perciò mi piace immaginare cose immaginarie
che la gente non comprende
o non è capace di vedere,
quello è privilegio e dannazione
di chi, la ragione l?ha veduta solamente di passaggio,
allora chi meglio di me che son lo scemo del villaggio?

Io credo che sognare sia importante
anche se non tutti quanti i sogni si possono realizzare
ma a chiunque mi dirà che col mio fare
sto inseguendo solamente un inutile miraggio,
gli risponderò tranquillamente ?questa è la mia vita,
la vita dello scemo del villaggio!?

(Ratti Della Sabina)

Pintore dell’iride

24 Gennaio 2006 1 commento


L?uomo gode della propria curiosità nel disporre la sua vista sul mondo; e quando carezza con lo sguardo le figure nella sua testa è artista, pittore.

Mentre il cielo, argenteo, traccia il riflesso delle orme scolpite sull?erba d?un prato, l?altra metà, verderame, eleva la figura sfocata che le respira, passo dopo passo, cercando un punto d?appoggio per la sua vista.

Pian piano il respiro diviene grave, mentre questa figura cèlera l?incedere, come dea: ancheggia e lambisce l?aria che vive fra le fibre del tessuto, quasi come fosse un respiro…anch?esso! Potere di una creatura, capace di svelare più vissuti nei suoi movimenti, mescolandone le anime con sfumature ch?avvolgono lo sfondo, dolcemente, coprendo di nuova linfa gli alberi spogli delle loro foglie ormai prone al suo passaggio, disegnando l?orma, visibile, del suo aroma.

Poi la figura s?accorge del seguito dei suoi cortigiani, adornatisi a festa; e sorride. D?altronde, cos?è un narciso, se non il compiacimento della propria gioia; felicità peritosa della stessa bellezza che essa emana, volgendo i suoi occhi a favore di qualcos?altro; non presente nel suo iride, perché le palpebre chiuse, cullano un?altra immagine, riflessa dalla tela dei ricordi, illumina i suoi occhi.

Infine s?avvicina. E io muoio! Lacerato dall?artiglio di questa realtà, che in bocca, possiede il gusto denso di un sorriso sportosi dietro il sipario, fra le movenze ferme delle ciocche di capelli

Saggio di danza

24 Gennaio 2006 Commenti chiusi


Vorrei, domani sciogliere il nodo dell?impazienza che tiene serrata la porta, e schiuderla dinnanzi al cospetto di turbolenze marine; padrone di viaggi partoriti fra l?accavallamento dell?onde, sinuose. Come in un errare fantasioso, fra pelle di seni, dov?io spiego le vele, dibatto l?immaginazione che si fa pensiero prima d?annegare nell?insolvenza della sua ragione.

Vorrei festeggiare danzando per la meta ambita, attraccando, dopo ansie impervie, il mio respiro alla solidità dell?esserci; un verbo che prende duplice forma, se lo si guarda nell?essenza che il mare mostra nella danza: tanta la delicatezza dell?esile carezza dell?aria mentre amoreggia, in spuma, fra le increspature di un incesto cordiale?come vivere senz?aria?, come respirare con onta delle lacrime?, come piangere senza nutrire la sua pelle dei miei sospiri?
Sarebbe come volteggiare sul terreno, e non avere la podestà nel godere!

Damigelle e Sterpaglie

20 Gennaio 2006 2 commenti


?Sono brava, eh!?? Gemeva la damigella, attraversando impunemente il fuoco della superbia.
Se una risposta, fosse potuta nascere dai sospiri che il corpo seminava sul letto, sarebbe stata quella del mio penetrarla fin dentro, che dal ventre fiorisce in rossori che contaminano le cervella!
Lei, puttana sposa di se stessa, damigella delle sue mancanze, non avrebbe mai potuto afferrare fra gli sguardi, eclissati dietro la faccia del taccio, una luce di rimostranza.

Vizio Bianco,…

12 Gennaio 2006 3 commenti


…figlio d?una cagna che struscia fra tessuti in bisso; il suo vizio inveterato. Vizio di lussuria partorito dal petto della notte che pugnala una mano, e divora gli occhi mentre la brama si liquefa, serpeggiando, come la più mondana delle donne, fra le strade percorse lungo lumi di vociar d?amanti.
Oh, quanta destrezza nelle percosse del bianco ventre che vorrebbe estraniarsi da quei movimenti! Così grotteschi, così piacenti da essere goffi come l?incuria operosa nel suo dissestare viali troppo conosciuti, per esser custoditi.

In fondo la notte è bianca…

Storia della mia dolce puttana

10 Gennaio 2006 Commenti chiusi


La mia dolce puttana piange; la bellezza le si scioglie lungo gli occhi. Il mascara duole la sua vista mentre cinge le mani al ventre, punto dal seme nero dell?amaro pianto che preme, come cullarlo nella tristezza della maternità d?un singolo pensiero.
Il pergolato s?alza in piedi dal cotto del terrazzo; le rose, come bimbe bizzose, s?arrampicano, scavalcandosi a vicenda per arrivar prime all?oggetto del loro desiderio: respirare l?aria rarefatta che respirano i tetti della città. Quest?aria, maleodorante di vite, ineducate al loro malessere; addensandosi lungo le strade percorse da piedi quasi incerti, trova sfogo e pulizia di pensieri verso quelle meno consumate, cristallizzandosi allo spezzare del suo moto.
Una coltre rossastra segue allo sfigurarsi di un pallore solare di giugno, soppesando sulle sue spalle tutte le perplessità, che in questo cielo di piombo, fanno da specchio agli occhi della mia puttana che, come uno dei tanti giudizi universali, spaccano nel mezzo del suo viso l?etra profondo del suo animo, staccando dalle sue guance la fiamma percossa della sua ira silente.
Questo lo scenario; mentre la cornice tondeggia attorno gli aromi che ammobiliano l?essenza di questo lato di città; tanto alto, ma comunque natio per una osservazione esatta molto simile allo scrutare su di una superficie d?un lago che ondeggia, rimbalza e poi rimane fermo; per poi seguire con i suoi fiotti di anime che lo compongo, goccia per goccia: uno scintillio di occhi, la frazione di un sorriso ed il sospiro di una lacrima; non meno toccante della storia, sulla mia dolce puttana, che non ho voglia di raccontare?.

La Candela

10 Gennaio 2006 Commenti chiusi


Davanti ar Crocifisso d’una Chiesa
una Candela accesa
se strugge da l’amore e da la fede.
Je dà tutta la luce,
tutto quanto er calore che possiede,
senza abbadà se er foco
la logra e la riduce a poco a poco.
Chi nun arde nun vive. Com’è bella
la fiamma d’un amore che consuma,
purchè la fede resti sempre quella!
Io guardo e penso. Trema la fiammella,
la cera cola e lo stoppino fuma…

(Trilussa)

L’Abbraccio

5 Gennaio 2006 Commenti chiusi


Un giorno o l’altro sai che cosa ti faccio?
Dal nulla sferico che da me ti aspetti
io balzerò e in un oplà
ti stregherò l’anima.

Come un rapace, su te, dalla sua roccia,
artiglierò le vie dei tuoi affetti,
le strozzerò e rimarrai
impressa e attonita.

E un giorno o l’altro sai che cosa ti aspetta?
La stessa meraviglia di un pugno in faccia
venuto per necessità
a dire la sua verità.

Ma io sarò capace, come saetta,
di far terra bruciata, e tanta pioggia
rovescerò benefica.
Indra sarò, salvifica.

Un giorno o l’altro che sia un sogno non si sa,
ma se succede io ti rubo l’anima.
Io so che un sogno i testimoni non ce li ha,
ma voglio essere ladro anche nella realtà.

Un giorno o l’altro io prendo coraggio e ti abbraccio.

Io ti abbraccio

(Marlene Kuntz)