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Archivio Aprile 2006

Morbida Menzogna

19 Aprile 2006 1 commento


Rivelazioni mendaci?
Perché scrivo? -come interrogarsi nell?anima su cosa sollecita la testa nel pensare. Dilemma insolubile.
Altre volte, avvinto da un raptus di filantropia mi chiedo: quel che scrivo è comprensibile?
La risposta, ha simili fattezze della madre domanda; labili ?e certamente non salvifiche per il mio cruccio. Allorché tralascio ogni dubbio, dirigendomi verso il ?come?; il cosiddetto, stile; pervaso di virgole, e più forti punti-virgola; poche timidezze nel vergare puntini di sospensione; ma soprattutto, l?imperativo imperatore, che regna incontrastato nel volgo dei sinonimi ?perlopiù capite census senza ricchezza alcuna di significato contestuale, ma la plebe è sempre la plebe, e bisogna sempre di essere comandata: quantunque re, predispone regole a volte scellerate!

?e le sottili verità.
Perché scrivo?
Scrivo perché potrebbe essere sempre l?ultima volta; perché mi sento quella banale ristrettezza che tutti, prima o poi, provano: la mancanza di ?qualcosa?.
Scrivo perché non ho il coraggio delle mie azioni, e a volte non ne ritraggo il volto dell?uomo che dovrei essere. Dopo ventiquattro anni, passati con il tetto piantato sulla testa, non riuscendo ad intavolare con un uomo un discorso di dieci minuti, interi, scrivo ancora; e riferisco di mia madre, stesa con la testa poggiata sul cesso, quando a sera, tra uno sbotto di vomito e una lacrima, maledice d?essersi sposata; piange ancora, implora la sua voglia di aver voluto solo fare l?amore.
Godo quando scrivo. E ho bisogno di godere di quel genere di piacere, di cui non si può far a meno; quello stesso piacere avaro del fine, se visto all?infuori dell?emendarsi dalle proprie vergogne; purtroppo questo, non mi procura sollievo.
Scrivo perché piango poco; e talvolta, quando accade, le parole marciscono dilatandosi nelle gocce che cadono, corrugando le pagine.
Scrivo perché ?non mi sembrava importante?. Oppure perché lo è troppo, al tal punto che la mal calligrafia nasconde i segni che non riesco a imprimere.
La mia facondia non comunica, perciò scrivo parlando a me stesso, in termini che neanche io intendo; e, di quando in quando, generano confusione in quel che penso.
Scrivo perché so di saper piacere -ma sbaglio sempre tutto, con le persone.
Scrivo perché capita ch?io pensi a porre fine alla vita, pensando, pure, che sarebbe stata una cosa figa; e trascrivo del semplicismo della prima, e l?idiota misticismo che scovo nella seconda.
Scrivo, ora, nelle malferme acque della rete, perché è ormai tempo, ch?io ritorni ai porti sicuri, eretti sulla carta.
Scrivo perché ho idee nel mio piccolo cervellino, ed esigono più tempo.

Scrivo: un bacio sulla patata; e se non ne disponete: che dio ve l?accresca!

Fuoco Fatuo

14 Aprile 2006 Commenti chiusi


La tua casa e le persiane abbassate, e la polvere secca alla gola fino a non poter respirare. Ci ho passato giornate intere, alzando pesi, di fronte a uno specchio. E la notte.. la notte ho ascoltato il traffico: profondo come una sinfonia.
Fa pensare al nostro vento conquistato; e poi sempre squarciato, perduto.
E questa pelle attaccata alla mia pelle che sta notte dice. ?Stringimi: succederà comunque, perché questo che ci aspetta! ?
Leo ti ricordi foco fatuo?
?tutti quegli oggetti; sfere, cubi. Qualcosa d?afferrare; una pallottola alla fine.
Come i nomi di donna che hai inciso sulle braccia, e non hai mai posseduto.
Nella tua camera ho trovato una rivista di karaté. Dentro c?è la sequenza di un uomo che uccide un toro a mani nude; c?è la carica del toro; il particolare delle corna per terra, spezzate! Ma manca la foto del contatto, tra le corna e la mano.

Leo è questo che siamo?
Leo è questo che siamo?

(Massimo Volume)

A chi succhia

13 Aprile 2006 1 commento


[...]Non c’è volontà di comprendere
e questo corrompe la società,
cui riesce più semplice credere
che i buoni son qua e i cattivi là

(Marlene Kuntz)

Rosso Miele

12 Aprile 2006 Commenti chiusi


Son tramonti di cipria, l?occhio bistrato di chimiche celie.
Lui, posa sulle gambe. Residuo di quiete che s?infinge suo pensiero; stenta nel premere l?aria, contenendone la pressione arginata sotto le palme, staccate in volo, a stento, lontano dal corpo.
Lo stesso ventre, sfregiato dagli sguardi, e contuso dalle parole, morde il silenzio respirando col mormorio di quegli occhi appuntati sull?orlo della gamba; articolazione fusa, in angolo retto, riversata in un rifiuto di gravità, mentre l?altra, acquiesce al volere di spinte verso il basso; solo per non chetarsi nel supinarsi amaro.
Ora, lì, un crocchio sempre più folto, fluisce, dai viali. Lambisce e scava le porte, netta i vetri, delle finestre appannate, con la curiosità delle anime dimoranti dietro le ante.
Si fa festa, onorando solennemente la liturgia del trucco: una bocca rosso del miele; una lacrima, simulacro della mestizia fatta altare; e, fra le venature della pelle coronale, il bianco di parole nuove, sulle quali vuole comporre nuove storie lessicali, ingaggiando emozioni e personaggi discordi.

Ecco il suo alterco?nel presente?
-?E? tutto, per i preparativi. E? ormai tempo, che lo spettacolo abbia inizio?[] Perché, sapete, oggi la vita, s?è impadronita dei gesti!?
Occhi fissi, nel guatarsi. E fra questi, la diga d?una voce
-?Ogni parola, signori, ha la sua storia, che su ognun di noi, pecca di discordia. Costei dalla bocca invoca un senso, ma solo per lo spiro che il pianto provoca. Questa, dunque, è una storia su codesta storia.
-?Purtroppo son spiacente, perché non posso a voi mostrare quel riflesso che v?appartiene, ma posso solo raccontarne del mio ,infranto, di prima sano! Che ora è giallo, ora rosso, mascherato, alto; e goffo??

La processione, compie gli ultimi passi, come animata dal crucifero della curiosità; convoglia i passi nei pressi della piazza.
E la maschera, con eloquio forbito, scudiscia perifrasi espletando gli atti della sua mimica; cambia posizione: protende un braccio, il sinistro, parallelo la folla, e congiungendolo con l?altro. Poi, dopo esser colto come da un fremito, svolge lievi movimenti orbicolari, dall?alto verso il basso: siccome spargono le frumenti i mezzadri, anche lui, cultore di novelle, ingrassa l?attenzione della platea presente.
Allarga la bocca, sbottando in un?apertura di sorriso; fragorosa.
Pochi attimi. Poi trasfigura il suo riso nella più compiaciuta costernazione.
-?Cos?è la felicità? Dove la si può trovare se non nell?antitesi del dolore. Ma una volta rinvenuta, si scopre in essa, la virtù, letea della pena ch?effige è dell?uomo!?

Con le dita protese, della mano posta ancora in volo, si preme velocemente il volto, sulla guancia ?dove la lacrima era sospesa ancora nel fasullo pianto- e sfregiando la stilla accennata, graffia la faccia con lacerazioni bianco-nere; dianzi, nette nei contorni, ora unite, nell?abbraccio di colori sfumati.
-?Ah! Per quanto io possa grattare, lei, l?ostinata, non vuol saperne di lavarsi. Ho provato, da troppo tempo oramai: l?ho ubriacata di facezie mondane, l?ho storpiata con sorrisi adulterini; ho, infino, azzardato la sua scarnificazione. Ciononostante, tutto quel ch?han reso le mie gesta, è stato l?algida pazienza di chi tace l?attesa!
-?Voi forse non capirete, ciò che la malattia, mia vita, vuol dire. Eppur se cortese, porrete nella vostra attenzione, i mie sguardi parleranno ai vostri, sicché chiosare al corpo mio assentirete?

?nel passato?
Il giocondo, voltò le spalle piegandosi a gambe ritte e frugando nel largo sacco ai piedi del circolare basamento. Durante la ricerca, in espressioni di scintillante audacia, getto due o tre occhiate verso il muro di gente, che, per l?apprensione, sembrò avvicinarsi con gli sguardi, sbirciando anche loro fra le cianfrusaglie del loro avventizio eroe?un balzo e poi di nuovo un?altra piega del suo corpo, ma questa volta, di riverenza al compiacimento dell?intero pubblico: il busto chino, un braccio piegato sull?addome, e quell?altro, sopra la nuca, allunga la stretta della mano a brandire una matita e uno specchio, di questa, poco più grande. Rialzatosi da quell?inchino, e portosi, puntato in faccia, lo specchio, cominciò a scrivere attorno le labbra cremisi, catturando attorno esse la circoscrizione del significato.
-??Non ancora!? codesto è il dualismo verbale della mia storia: negare per perdurare a bramarne. Parole di donna, in pensieri d?animale. Il sudore della rosea vulva, le mie labbra han foggiato con la vita che, per teoria, io credevo non donata, ma piuttosto, si riprovò; corroborandosi l?ipotesi della morte, nell?intimità della carne.
-?Ora tocca a voi, lorsignori, ritoccare le mie forme con la storia delle vostre parole.?

Mutando nuovamente la posa, la rese movibile. E la scese dal piedistallo. A qualcuno del suo pubblico venne offerto il lapis rosso-turchino, con il quale ognuno di questi scrisse il suo ?qualcosa? sulla pelle nuda del mimo errante.
Per ultima, la fortuna, tocco una bambina. Intimidita?
-?Oh, monna, mia dama, farebbe gentilezze di baciarmi della sua favola?? e porse la sua matita, lasciandola fra la manina della piccola che scrisse, nella forma che solo i bambini sanno dare: calcando non il concetto della storia, ma la storia stessa. Un gambo, giunto di foglie, con la fioritura di una margherita ?o almeno, è quello che la bimba voleva disegnare-, vicino l?occhio destro.

?nel futuro?
Tornerà a mo? di gambero. Salirà sul piccolo cilindro terminando il suo sermone.
-?Questa sera, signori, una storia nuova abbiam vissuto. Lo si vede dalla mia pelle, scritta e scarabocchiata. E lo si sente dai vostri sospiri celeri, e rattenuti.?
Si punterà lo specchio antistante la faccia, distoglierà gli occhi dal pubblico, per poi gettarli sul riflesso di quelle scritte e disegni; continuando a parlare.
-?Di questa storia io, ora, ne vedo i segni. Ma nella vita vera -e questo è una gioco-, uno specchio serio non lo si può comprare. Per vedere i graffi, ch?ora io osservo, nella vita vostra dei sorrisi, io, mi dovrò tuffare.?
Cosi, saranno le sue ultime parole, che s?infrangeranno, come lo specchio, che lascerà cadere; per poi tornare al volo che prima compiva.

Anch’io, Anch’io!

4 Aprile 2006 4 commenti


La sacralità della vita e inversamente proporzionale alla distanza che vi è dal suo concepimento, perciò dalla prospettiva, che quella vita stessa, abbia potuto coprire la pelle, nuda, dell?innocenza?
Tutto ciò mi sembra dozzinale, e scioccamente banale!
No, neanche questo. La messinscena di una partecipazione per il dolore altrui, non è complicità o coinvolgimento, bensì nasce dalla concezione della simulazione della causa, traslata, in trasposizione, sulla nostra vita: ?Sarebbe potuto, o potrebbe succedere anche a me!?.
Questo è triste, come la cortina del tempo, quando ricoprirà ogni cosa -come succede sempre,d?altronde- in una animalesca incoscienza,oblia, della disperazione che c?è stata?come se fosse un passatempo, l?importante è guardare, sapere, conoscere, informarsi. Mai agire!
La razza umana ha una laida coscienza morale nel suo pensare

Loop

4 Aprile 2006 2 commenti


Secondo me, l’anima
E’ qualcosa che va
Piu’ lenta del nostro pensiero
Fluttua lentamente
E il gioco della mente
La rende distante dal vero

A parte questo la parola
Rivolge comunque il suo veloce programmare
Ad immagini che da sempre usa ricordare
Secondo me, l’anime
Cammina veloce quanto il ritmo
In un missaggio molto lento

Mi sublima pensare
Al moto circolare
Delle onde…

Nel mare trovo la rosa della lingua
Che spinta da una corrente sottostante
Lascia le onde litigare
Cosa che la testa, la mia testa
Si diverte ad imitare
Dalla brina alla schiuma del mare

Mi sublima pensare
Al moto circolare
Delle onde…

A parte questo ritorno a pensare
Che per capire bisogna dilatare i riflessi
Renderci partecipi dei processi, complessi dello stato emotivo
Posto sempre sotto pressione
E lo sforzo ad agire diventa una mera ragione
Una scusa nella quale l’istinto si puo’ rifugiare

(24 Grana)