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Archivio Giugno 2006

La strega Orologina

27 Giugno 2006 2 commenti


Non tutti conoscono la storia che, qui, si sta per narrare. Queste vicende legano, in qualche modo, lo scorrere attuale a tempi remoti, disillusi, sepolti sotto metri di rancore umano e, proprio da li sotto, son sbocciati le sementi di antiche amarezze sentimentali.
Il soggetto di questo destino, prima principessa e dopo rapace megera, fu la carezzevole grazia diruta dalla sfortuna abbattutasi sulla rosea giovinezza di due amabili gote.
Oramai il sigillo, con cui le bocche estranee palpavano l?aria del suo soffice suono chiamandola per nome, come l?epiclesi salvifica, s?è discosta dalla realtà, perdendovi ogni contatto e memoria permeando fra l?epidermide d?una fantasia allegorica da dove echeggia, risuonando con una reminiscenza ancestrale, le forma di un?evocazione empatica.

Questa novella squarterebbe la sua verità di ferità proba, se cominciasse con un sospiro morigerato: ?c?era una volta?; dunque?.Ora c?era, nella sua cecità logica una principessa acclamata, la dea delle giovini virtù che si possono solo venerare riverenze prive di sussiego, dalla cui finestra, allo schiudersi dei fulgenti petali, ogni mane respirava con la sua chioma i raggi di sole che svegliavano gli animi e davano inizio alla vita del suo antico regno.

Una volta c?è, nei cuori degli amanti che aspettano la pelle, l?infausta disgrazia che colpì quella giovane chioma che, ora vizza carampana, appende teli del tempo su balconi da cui non soffia il passar delle ore; e questi, costretti a non asciugar mai, s?allungano sotto la greve umidità coercitiva nel toccar il suolo su cui l?amante s?accovaccia e piange la sua disgrazia mescolando le sue lacrime a quelle del lenzuolo.

Sempre ci sarà in un regno incantato?

Amen

27 Giugno 2006 1 commento


In sella a un vuoto fatale,
negli occhi un’ombra ferale,
il guitto dell’anima va
in giro per la città.

E di sventura esemplare
il suo ronzino spettrale
è immagine tragica
in scena patetica.

Un soffio di spirito, per carità!
Un soffio… gli basterà…
Amen. Amen. Amen.

Per strade ostili e ben dure,
scansando sguardi e andature,
parlando con fisime
in tono d’acredine,

fuggendo false paure,
e nascondendosi pure,
il guitto dell’anima va
braccato dalla città.

Un soffio di spirito, per carità!
Un soffio… gli basterà…
Amen. Amen. Amen.

Ma quando cala la sera
e abbuia la città intera
rubente s’illumina
d’immensa ebetudine.

E di destino segnato
il suo ronzino sfigato
è immagine comica
in scena drammatica

E affronta assurde paure
in nebulose avventure
il guitto dell’anima
che sbronzo si spegnerà.

Un goccio di spirito, per carità!
Un goccio… gli basterà…
Amen. Amen. Amen.

(Marlene Kuntz)

Afa?

27 Giugno 2006 Commenti chiusi


Cosa rimane, se non la calura della passione?
V’è immersa l’afa dell’attesa…

Come Miele

26 Giugno 2006 Commenti chiusi


Come miele feconderò la tua pelle inondandola della linfa che nutre, mordendo ogni petalo di quel roseo manto.
Affogherò la concupiscenza fra i seni, girandovi attorno; in un gioco puerile, di chi non stanca sorridere anche se annega in quel mellifluo alveo in cui scorrono sogni di una vita licenziosamente onirica. Berrò a gran sorsi, nettando le lenzuola, cui la realtà, desta, è spoglia; asciugheranno sotto il calore del tuo corpo steso sul dorso, appeso ad un respiro che soffia come un filo mosso dalla corrente del piacere: la bava di sensualità, come nuvole della bocca sospese su un mare che smuove l?onde e in quelle movenze, vacillanti, protese a far suo qualunque segno inciso, su ogni granello di sabbia, con quelle dita che gli amanti affondano; e nella carne afferrano parte dei loro succhi.

Gaudio di capitale verità!

Ascoltando Orfeu Dorme,Caetano Veloso


-Nota Personale-
Disprezzo la struttura che ho utilizzato nella punteggiatura…ma non si poteva far di meglio in queste condizioni!

Funerale Elettrico

26 Giugno 2006 2 commenti


Finalmente un poco di respiro da questa calura che soffoca il respiro d?una voce interiore?

Ma cosa vuol fare? Chi crede di essere? Forse un mozzo, dall?incesso impertinente; incespica su e giù mentre si pensa, cosi sfacciatamente, d?esser insignito di tale onore solamente pel vestito talare ch?insudicia esacerbandolo del suo sudore; così, l?acre cattolica putredine attornia il collo nella viole simbiosi di una stola. E poi, cosa pensa di fare, sventolando così, di gran lena, l?incensiere? Come se effondere tanta cenere disciolta nell?aria, possa far annegarvi l?evidenza! Quel romboidale, non può avere nessuna navigabile fattività. O forse si, ma per ben altri fiumi ed altri barcaioli.
Guarda inetto, con cosa coincide la tua morigerata bocca, cosa pronunzia nella sua ineffabile stoltezza. Su queste facce scorrono lacrime, menzognere lacrime; tutto ciò a cui tu, incosciente, non donasti neppure un lieve graffio di quella pelle ti ostini a segregare fra le maglie d?una prigione di stoffa, ed il timor di dio che la custodisce?.

?erano i pensieri innocui, si riflettevano sulle frasi lapidarie sezionate da solenni raggi di sole che urtavano in cordoglio su i marmi bianchi oppure rosa, e scuri come il mogano.
Una fila di loculi; astanti, a guardia, lucernai, fiori secchi ed arzilli; ma lungo l?esigua fila, percorrendola guatandola da destra verso sinistra, si viene disorientati come un cimitero, -o come è impresso nella mia mente, cioè come diceva mia nonna- campo santo, si possa scorgere una sorta di modello, o clichè dell?umana diversificazione di quegli ancoraggi che la sensibilità umana si aggioga nell?ondeggiare sociale.
C?erano lapidi di un magniloquente fulgore, incoronato da inespressive frasi con verbi di commemorazione latente e scettri rimpinzati con fiori finti, insomma, il regno dell?abulia, cosi i morti riposeranno in pace e per un poco anche noi!
Talune avevano scavate nel cemento ancora umido, i nomi che rubavano la propria esistenza con giochi d?ombra che il giorno incauto lasciava lì lì, preda di una sacrilega cazzuola; da talaltre, invece, non occhieggiavano timide alcune generalità, nemmeno a volersene ricordare!

Il sostantivo plurale ?coniugi?, ha messo in guazzabuglio il girovagare fra queste torri d?estinte anime, forse perché la morte non m?ha mai turbato l?intelletto; e forse mia nonna d?ora in poi farà con i parenti che lì vi passano gli anni veloci, ciò che faceva con quelli vivi, altrove: ripetere la sua indispensabilità storica; la sua noia materna potrebbe far avvenire un miracolo tale da far ridestare il respiro d?una cugina circondata, sepolta, da orsetti di pezza, e lettere con smorfie di disegni ridanciani ivi immerso un accoramento loquace.

Voleva essere un omaggio allo zio Ozzy ascoltandolo in Electric Funeral (Black Sabbath)

Dell’Eterno Ritorno

23 Giugno 2006 3 commenti


Strani presagi accendono dubbi mai posti! Lego il mio nome alla vita, alla morte, alla gloria?
Purtroppo è destino che io non riceva alcuna risposta, se credo veramente in me.
Vita mi chiedi se io ti ho servita fedele; di fronte alla morte non ho reclinato mai il capo.
Nemmeno per gloria ho reso sprezzante o altero il mio viso.
Ho chiuso degnamente un giorno.
Ma in questo spazio in cui tramonto un altro giorno rinascerà
e Zarathustra potrà trovare le stesse cose qui.
Ma per quante volte ancora lo stesso sole mi scalderà?
Ma per quante notti ancora la stessa luna io canterò?
Non posso più cercare una via poiché la stessa ricalcherò.
Muoio, senza sperare che poi qualcosa nasca qualcosa cambi.
Ormai il mio futuro è già là, la strada che conoscerò porta dove l?uomo si ferma
e dove regna il Ritorno Eterno.

(Museo Rosenbach)

Pag. 126

22 Giugno 2006 Commenti chiusi


Il momento, steso su un pensiero.
Un sorriso compiaciuto delle proprie fantasie, quelle di salvezza e riconciliazione col mondo, è il soggetto che apre la scena; un primo piano del sorriso puerile, genuino di un bambino, Uri, che affronta l?adulta sua realtà con il suo desiderio, narrato come una novella delle speranze.
Un libro dove la meditazione scivola in quei simboli che si vanno a raccontare a parole; galleggiano, gonfiano una storia.
Sembrerebbe una favola ascoltata da un corpo estraneo, qualcosa in un cui la morte, follia, è unicamente lo sfondo. Quel colore cartaceo che la guerra sembra srotolare silenziosamente su queste pagine in cui la presenza del conflitto, sembrerebbe vivere non come presenza, propria di una forma scenica; bensì nel sentore, qualcosa d?implicito cui la trama appare vergognarsene annetterlo nel proprio percorrere.
Poi, d?un tratto, queste bolle, pingui di parole, vengono in superficie; esplodono rimescolandosi nelle simbologie che le avevano soffiate d?aria.

Il decoro dell notte

21 Giugno 2006 1 commento


Aspettami.
Prendimi, districami dal contorto.
Baciami.
Toccami, succhia le parole e queste negheranno il loro respiro.
Spogliami, riducimi a brandelli sicché io perda ciò che le forme, con la loro voce, vessano per l?idolatria dell?immoto; casta pelle.

Mi nutro della coltre di sguardi ch?avvampano, scricchiolano sotto i passi del sonno.
Orme che partoriscono un nuovo buio, un fondale non privo di luce; è il fulvo vestito che il sole si fa scivolare nel tramonto, il mio desiderio inoculato nella notte..!

Cartellino sul piede

20 Giugno 2006 2 commenti

E? il nauseabondo confronto a donarmi, perpetuo, l?ansia dei respiri che si accendo, colpiscono con sorda furia l?inconscio di quelle facce dallo sguardo scarno.

Volo In Deltaplano

19 Giugno 2006 Commenti chiusi


Passano veloci le auto
hanno luci che strisciano i muri
continuano a cambiare insegne
continuano a disorientare
vedo te con lei e ormai mi sembra normale
invece è disarmante capire che siamo
solo un passaggio di ombre
che si perdono se perdono il cuore

parlano le donne sul ponte di nuovi abiti da indossare
di uomini mai pronti amanti troppo occupati a “pensare”
ballano un valzer

si stringono forte
vedo me mentre cerco di stare sola
e forse mi aiuta sapere che siamo
solo un passaggio di ombre
solo un passaggio di ombre
che si perdono se perdono il cuore

(Cristina Donà)