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Archivio Ottobre 2006

Bisogno Verticale

31 Ottobre 2006 Commenti chiusi


Certo che ho bisogno di te
del mare nero, criminale
Delle tue onde che mi piegano
in un gioco naturale
Certo che ho bisogno di te
carta da lucido e da giornale
E il mio bisogno di te
E’ un bisogno orizzontale

Piega la scala, la scala
che abbiamo costruito
Piegala verso il cielo
oppure verso l’infinito

Mi basterebbe una lacrima
per lamentarmi del tuo dolore
E io te la leccherei
Come segno di pace e d’amore

Pensa se fosse l’America
con il suo sogno artificiale
e se noi volessimo ancora
farla stare male

Pensa a quella libertà impossibile
pericolosa e maniacale
e a quando eravamo liberi
a quel progetto verticale

Pensa che non ci sono più zingari
sulle sponde del canale
e che l’attimo fuggente è fuggito
con in tasca il capitale

Di una gioventù felice
e di un sogno da seminare
che è rimasto negli occhi dei tuoi figli
quando te li porti al mare

Certo che ho bisogno di altro
di una piazza almeno virtuale…
di discorsi politici, frenetici
di uno scontro frontale

Ma mi piacciono anche
gli assalti laterali
quando si tratta delle tue gambe
dei tuoi sorrisi virginali

Pensa se fosse davvero il mare
quella sembianza d’infinito
e se avessimo appena cominciato
invece di avere quasi già finito

Quella fuga di luce
che ha espropriato il mio cuore
Pensala come vuoi
E’ orizzontale il nostro amore

Certo che ho bisogno di te
ti sogno due volte ogni temporale
sempre preziosa
soprattutto con me
nel mio sogno originale

Certo che ho bisogno di te
altrimenti sarei normale
uno di quelli che non sanno cos’è
l’infinito del tuo organo genitale

Uno di quelli che non sanno cos’è
perdersi dentro una tenerezza
quelli che neanche a un cane bagnato
hanno fatto mai una carezza

Ma la fuga io me la vivo
con disperata dignità amatoriale
Certo che ho bisogno di te
E’ il mio bisogno orizzontale

(Claudio Lolli)

Virga Eufonia

27 Ottobre 2006 2 commenti


La tue dita raccontano d?armonia, come fosse veste alle pareti; tinte nell?occhio ma spoglie se del color tolte. E? solo la parvenza d?un simulacro senza, innanzi, alla base, il pavimento intiepidito dalle ginocchia torpide di preghiera.
Che ne sai tu, dell?armonia? Tu, che misconosci l?eufonia che suona, infusa nella lacrima d?un legato dolce coeso al sale purificatore de i pelaghi.
Dell?armonia ch?effluisce dal torrente danzante in carne, e fa sudore un mare ove approdano eminenti sapori; di tale fluente sinfonia, che ne sai?

Che ne pensi dello sgangherato divano su cui s?accoglievano le parole? Sgorgavano, straziando e lacerando l?intima rosea pelle. Ne hai scrutato i piropi avvolti nell?edera delle viscere, mentre la voluttà si tingeva di bianco amabile? Ma della tua premura solo rimane l?alloppio di quel vino.
Tutto ciò non è baloccare con l?imo?

Alle ali rubate di farfalle, non s?addice il tuo volto manco d?ocello: lo sguardo, il volitare, non prestigia!

Nittemerale/Immanente

24 Ottobre 2006 1 commento


Cielo terso: spogliato dal vento notturno, del giorno si macchia nelle luci dell?intima aurora ch?el guardiano guata, mistificando in propria carne le plissé che l?occhio stende.

“[..]Quel che non può servire è un carico pesante;
quell?istante che crea, solo ci può servire”
( Jorg Faust, V. 684 )

“[..]La pergamena! E? questa la sacra fonte dove
un sorso basta per sempre alla sete?
Non ti disseterai se non di quello
che ti scorre dall?anima”
( Jorg Faust, V. 566 )

L?intimità è la risultante di una sublimazione in se medesima che pensa e agisce nell?anima del nostro cuore che s?illude reale.

Una Donna E La Sua Semplicità

23 Ottobre 2006 4 commenti


Ho fatto finta di pensarti come ad una conchiglia ancora chiusa,inviolata dai capricci del mare
e poi ho pregato gli dei che non esistono di strapparti ai rimedi che fingi di attuare per incastrare insieme le frasi di una canzone senza note in cui dici che non ci sarebbero state stelle in cielo quella notte perchè Dio le avrebbe conservate per una notte migliore…ho pensato a quanto sarebbe stato bello avere avuto un cane da portare fuori a pisciare…

Non so niente ma so che col vento cadono le foglie…lo so…

e poi mentre andavo al lavoro a far finta di essere di buon umore un vecchio mi tampona e io ho fatto finta di sentire dolore…all’ospedale un dottore ha fatto finta di non capire ma per non rischiare ha fatto finta di volermi guarire…tanto c’era l’assicurazione…e io ho fatto finta adi cercare ancora una volta una persona viva tra le macerie di un palazzo che non è mai crollato…

Non so niente ma so che col tempo cadono anche le stelle…lo so…

sono tornato e ho fatto finta di riordinare casa sistemando a caso le cose quasi come se fosse davvero la mia casa…e non immagini la pena di trovare il tuo cuore-aquilone impigliato tra i rami di un albero spoglio che spera ancora in un soffio di vento…io non sono la stella cadente che si ferma a guardarti precipitare nel vuoto,ma continuo a pensarti come una conchiglia ancora chiusa…inviolata dai capricci del mare…

(Marta sui Tubi)

Passato Sparso

19 Ottobre 2006 1 commento


°Da quanto tempo ormai, è iniziato questo viaggio?
Non sarà solo un volo ben riuscito.
La rabbia che arriva dall’incomprensione del proprio essere e del voler volare delle parole.
un mese di calma ma ora sento che venuto il momento di andare si è tornati allo stato di veglia figurativa

E’ venuto il momento di andare e di dimenticare ciò che era e cio che stato

°Si può attendere l’erezione dei pensiere essendo impotenti nella reltà?
I pensieri si fanno vivi nel ricordo di se stessi sfruttando l’onda di noia delle tue parole, continuando a domandarsi: ‘Da quanto tempo è iniziato il mio viaggio?’
Nella coscienza di un inizio distratto dai soli pensieri l’odore si irrita a causa delle tue domande.

Sono nel mezzo della gravidanza della mia ansia, bacerò ancora la terra su cui sono sepolto?
Ho fermato veramente il tempo come la mia testa mi vuol far credere?

E’ da un certo periodo che ricordo troppe cose che in realtà non dovrei osare.

iniziare a immaginare un viaggio nello specchio di un’altra persona,
ti distacca dalla realtà che non hai mai avuto il coraggio di vivere.

°Che teorie!
Comincio a perdere la forza di voler capire gli avvenimenti del tempo.
Occhio al sole.

La mia testa oramai è la veste sporca dei mie ricordi patinati.
Attenderò l’ansia di questa distesa di cielo [vita].

Una tranquillità impalpabile sta dormendo sul mio petto, non verrei deluderla, sarebbe troppo rischioso.

°Con un morso negli occhi ed uno strappo nel cuore volero ancora una volta, maschera di plastica e mani di fata comprese
L’osservazione è qualcosa che esce fuori dai limiti dell’umana comprensione, la parola studio non sia addice completamente a questa, ma bensì si può piu semplicemente ridurre ad uno studio passivo delle cose: perciò rielaborazione inconscia delle atmosfere o degli avvenimeni che ha come unico fine la comprensione di se stessi tramite la conoscenza di quello che ci circonda, perchè l’infinitesimità umana vive degli avvenimenti esterni, come pensare ad un uomo privo di ricordi e perciò di qualsiasi conoscenza.

La regressione nasce dai nostri stessi pensieri, se solo riuscissi a dimenticare.

°Morte di un pensiero suicida
Bendati gli occhi e donami i tuoi sbagli dispersi supini sul fondo di questa distesa dimenticata di mare!
Ti prego, raccontami ancora una volta dei tuoi silenzi.

Riesci a comprimere le parole per dar vita al tuo male?
No, certo che non riesci, perchè tu esisti solo nella luce degli occhi.
T’uccidero con la gioa

°Adesso voglio [pretendo] tutto tutto quello che una donna, in quanto tale, puo dare
Gli odori disegnano gometrie nell’aria per poi morire nelle sensazioni consapevoli che la lotta del tempo può mutare, diventare straziante e [o] appagante per il tuo stomaco.

Distanza e desiderio, quale equazione può essere così dolce?

Stesso volo ma un viaggio con una storia diversa, o diversificata.

°Senza respiro
Con lo stesso inganno farò delle tue parole un solo boccone per poi vomitarle nelle tue migliori tragedie, perchè quando la paura si fà lieve e la noia comincia a volare.

Con lo stesso inganno respirero nel miele le tue parole perchè quando la paura si fà lieve e la noia comincia a ronzare potresti schiacciarla su questo muro che ha accolto il mio pianto strozzato mentre narrava una storia docile. Tutto questo ti ha portato a essere vittima dei tui stessi viaggi.[è ironico!ma vero]

Sono annoiato di me stesso!Oggi mi sento violento e cattivo
Le lacrime congelate in un foglio ….le parole sono tiepide
Questo tempo opprime gli occhi e nasconde le parole

°Pensieri distillati
Il sibilo di una stupidaggine

°[..]
Ho fame di sensazioni
delineando la strada con molte buche
da diventar presagio.
Ho solo il controllo di una scatola!

Sono le cose che non cessano,
che mi opprimono,
come la pioggia

Per ora il tempo perde di gusto
percorrendo con dissenso la sua strada,
cio che rimane è guardare,
guardare l?immagine che si potrebbe scolpire se fosse diverso.

°[..]è il ritorno dell’inizio
E’ il potere delle emozioni non concesse
a tagliare i sui sospiri.

Sospetta della realtà delle parole nell’aria
e godi nel lattice delle mani.

E’ l’amore dei vestiti quello che manca
e il pensiero dei lobi ciò che cede.

Dura e confusa la strada alla croce della redenzione
spargendo seme nel fottere della faccia,

come se, ome se fosse sangue incolore,
privo di pelle e tradimenti.

°La parola del sangue vittima
Il domani è dei rimpianti quando si comincia a raccontare storie tessute su un pezzo di ghiaccio che accompagna l’orecchio.
Tutto è riassunto, tutto ha forma, niente colpisce il petto. Redenzione!, per i peccati del cielo!

°[..]
E’ il coito tra panna e scaglie di cioccolata,
è lo disgiunzione della mia faccia
e il fastidioso scricchiolio del mio sorriso.
E’ il mio culo che ancora ostino a fottermi
è rabbia che che suda e avverte..
è passione e odio, amore e vendetta
è tutto ciò che non esiste, ma tormenta i tuoi capelli.
E’ noia del troppo vivere o del poco soffrire
…è tutto cio che mi rende debole!!

°[..]
Ancora ed ancora inganni che si masturbano in vortici di parole succhiate.
Luna come testimone del peccato… dello sconsacramento… del coltello affondato nella mia non più rosea lingua,
si perde in acrobazie sterili, poi, tornando a terra, si ritrova ferma ma sollevando polvere e preghiere

Appunti di una sceneggiatura dietro le quinte

18 Ottobre 2006 Commenti chiusi


Raggio di sole, l?effàtto consacratore del bacio posto su la umida bocca.
Dona, e blandisce col rorido manto, ed effonde la torpida morte come fosse viatico alle percezioni. Languisce l?attimo ove la mano, s?ormeggia pervicace presso un porto, cui scafa e vele non trovano proda; e le palme s?ingannano nel brancare l?ammara lene d?un lete calata.
Addosso quella panchina, basirono i giorni ultimi d?agosto; e, nei primieri del glauco settembre, s?intonò l?ambasciarsi degli uccelli; il frullo, dal lontano vaticinio, rivelo la nave vacillante in tempesta; e, nel garrir di venti, saccheggiata del calore le lenzuola; e penetrata fra le carni lacere d?un lacero e ammaliante amore. Infocato legno, fumido per l?ignee parole[..]

Appunti di una sceneggiatura dietro le quinte

Atto I
°

E? la scena in cui il polverio dietro i passi, solca il nostro passaggio, e come cipria acconcia purpuree le gote per acuirne la procace veggenza, che da li a poche ore venne compita. Piombano dal cielo le febee dita adamantine che vezzeggiano strusciando fra quei corpuscoli sottili e pieni di viva verità; sbattendovici con quel fragoroso solletico, figurante come la ridibile lagnanza di quella gattara, che, nel saziare l?avvenenza felina nell?albergar silvestre, imperlato a margherite, profonde gaio il trascorrere ermo.
Come le ore si richiudono in cerchio, inoltre, anche noi, sigilliamo l?anello in mendaci corrucci: gocce d?ilare intesa.

Atto II
°

Quivi l?ondulato sipario scivola sulle teste erranti dell?asfalto notturno.
C?immergiamo sino la vita nello scroscio di tessuti e il monile scintillio. Nell?acque di gente ci spruzziamo l?uno con l?altra occhiate, rassomiglianti tacite risposte a idilliche questioni mai da labbra di musico strisciate.
La fame è paga, e sulle dita e sui vestiti; e sul collo strie stridenti il tuo calore. Il calore di una premura erotica degli ardenti disegni che incitano l?anima a porvi colori, che, dall?amalgama delle mie dita, si mescolano nei tuoi capelli per tingersi desievole bozza di delizie.

Atto III
°

Questa è la fine ed dinanzi il levarsi del sipario, mostrerà recitare copioni di una decaduta sceneggiatura.
Ti graffio gli occhi.
Sollecito le tue vene.
Sublimo l?affetto d?un onirica amorevolezza.
E tu, guardando la finestra, t?ingannasti camuffandomi, forse con la caligine ch?usciva dalle imposte, in caduche vesti di un amore di fiele, come un sudario posto al corpo compianto.
Il legno maestro ora narra, forse peripezie ardenti oppure, con più onestà, perigliose amenità sì forti da echeggiare nel bianco di una candida alcova marina.

Lanugine salace

13 Ottobre 2006 4 commenti


E tu, ornata di sensuale vesta -abbandonansi, la purpurea brama voluttuosa, al giuoco irideo che si irrora del sudore libato ai lembi di carne come in quell?acque di corroborante frescura. E tu, quale formula reciteresti nel mio dire che son nell?imo de? tuoi seni? .

Entro virginali venustà, dall?igneo fervore, le fiamme carnee sfregano il trasudar di rocce ferino che allega in dovizia l?opulenza dei fiori ch?ubriacano nel godimento aulente.

Trascorso Versato

11 Ottobre 2006 2 commenti


Oggidì,
in questi istanti, in cui l?attesa veste donna l?impazienza, la goccia stilla precipitando con tonfi sterili nel passato sublimato dallo splendore, insigne, dell?autunno romano.

°I GIardini di Mirò
Fuoco e sabbia
a cio’ che è stato.
Coincidenze tumultuose
nel mentre di questi avvenimenti che
scherniscono i personaggi
nei giardini di Mirò.
Luce abissale,
sgorga dai petti senza ostacoli visivi.
Immaginare, l’avvicinarsi di tuo padre
di fronte alla tua ombra..
..guarda e scolpisce la tua immagine con troppi, troppi, colori
e’ nel punto di domandarti quale potrebbe essere il
tuo specchio, ma niente e’ piu importante
della fonte dei giardini di Mirò.
A volte ci capita di pensare con i colori inversi di quello che abbiamo,
sdraiarsi a peso morto su questi

°La notte delle fate pesanti
Da prima un senso di vergogna che pensavi di non dover mai combattere poi l’angoscia si tramuta e bacia la paura di uccidere quattro strati di stoffa.
Parole e collasso in un assolo di acida ironia.

Alla fine il cambiamento, quasi metamorfosi di quello che chiede il compimento, vorrebbe farsi o smembrarsi in un laccio al limite tra sangue, giallo e lattice di acido.
Come se fossi in grado di sentire le meraviglie del suono, potrei camminare tra vene e veleno ricordandomi di cio che ero e quello che non sono mai stato.
L’immagine del suono può essere cosi meravigliosa?

°Sole supino
Se potessi sparire nel nulla senza lasciare alcun odore
vorrei iniziare a morire veramente. Questa musica che ricorda vagamente i cuori di coloro che sono stati nel tempo rifugiandosi in qualcosa che non riusciva ad avverarsi.
Poi, presi dalla rabbia, cominciarono a picchiare e a far suonare l’aria
dell’ odio per se stessi.

Nella terra incosapevole mi trovo supino inseme al sole.
Gente che fu, stata e vissuta da un pensiero frivolo ma soffice.

°Il Bene peggiore
Ora mi ritrovo su i mie capelli a godere e gemere di un pensiero cosi malvagio da non lasciar spazio al tuo pianto. Putroppo non avro il piacere di vederti ma avro comunque la gioia di immaginare i cristalli che il mio odio possono ancora provocare; questo nutrira’ la parte cattiva che vive solo per te.

Cazzo mi stai facendo godere troppo senza che tu abbia la piu piccola ed innocente idea!!

E’ il potere del calore che ti fa’ morire per un paio di labbra da 30 a 0 non fa poi cosi tanta differenza ci si perde ..
..ci si puo perdere in un colore cosi caldo.

L’aria rarefatta dice che non c’e niente da lasciare oltre me spingi forte in fondo dai!, mi ritrovo dolce se vuoi.

E’ l’orrore che sfogli come una dolce nuova, rifugiata e stanca negli abissi del trascorso; come quando il voler fare inorridisce la voglia di vivere ti saluta con le mani tese sotto un cielo con molte stelle ma senza piu un sole ne parole.

Il disgusto per le cose che non ci sono forse e’ il niente, o forse no.
Peccato che tutto non c’e’.

Vi presento Roma

10 Ottobre 2006 2 commenti


Scorcio d’ineffabile belta nell’anfratto capitolino Coppede.
Al primiero sguardo mi sono smarrito con ammirazione metitabonda..

Eclissi di cera

9 Ottobre 2006 1 commento


Le parole gorgheggiano nello scintillante scroscio di verbi; tangente la fiumana un proda d?arrivo che acclama, s?ancora al ciglio, e infine si scioglie dal labile appiglio.
Poi, di nuovo, le parole, mute, rientrano nella tana scostandosi alle spalle l?uscio coi suoi vizzi cardini.