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Archivio Dicembre 2006

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28 Dicembre 2006 1 commento


Realtà sinceramente ipocrita.
Verità insolubile proditoriamente.

Realtà; oh! quanta succosa beltà, il tempo nostro inforca: ?La sincerità, anzitutto!? viene annoverata fra le immanenti virtù umane, senza pero darsi cruccio dell?essenza, cui la manca di questa latrice, saluta.

La verità non si diluisce nelle parole; rappresa, nell?aria mondana, rimane in guise di corpi sì pingui per esser digeriti in umani computi.
Verità ed ancora verità, è quel dedalo di peripezie mute, agli orecchi dei loquaci; avviluppati nei più iridescenti dogmi, appariscenti negli smacchi con cui stimmatizzano le loro vite su croci di parole, serbano quella grazia speciosa, orando ?Codeste si, che son fresche proluvie!?. Uh! Carnaio di presunzioni.

La realtà riesce, favorisce, uccide e santifica pienamente il vacuo sentire. La realtà ispira il sapore che la verità, fin troppo fugace, nega.
[..] è dunque, realtà, se intimo: realtà in parole, verità se pensieri stranieri nell?ABC?

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28 Dicembre 2006 Commenti chiusi


Verace o reale è la mira tediosa della ricerca, fra se e se, ostilmente confidenziale?
Reale folgore che titilla gli occhi con amorevole vezzi. Diretro, l?ombreggiata verità sensuale delle mani e delle nari, fra profumi d?intelletto sagaci e irsuti bronconi di sapori elisi alle vite.
Graffiano.
Agli occhi: il redentore, dabbene, salmodia ciò ch?è il mondo condanna, coarta nel presenziare, e voti recitati, in ubbie costanti. Nella pelle: mefistofeliche, le congerie che l?appestano con quesiti irresoluti.
L?assolutezza inafferrabile, o le dilazioni ineffabili edotte come aere al vento?

°Chiedo venia per il negligente rimaneggiamento ortografico del ???
Realtà e verità: due pondi che, dissimili nelle grevi fatture, discorrono in equilibri. S’avversano da sola a sola; dirimpetto il vomito che l’una, licenziosa, magnifica; mentre l’altra parcamente ne decanta l’incantevole illusione.

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27 Dicembre 2006 Commenti chiusi


Realtà e verità: due pondi che, dissimili nelle grevi fatture, discorrono in equilibri. S’avversano da sola a sola; dirimpetto il vomito che l’una, licenziosa, magnifica; mentre l’altra parcatamente ne decanta l’incantvole illusione.

Fiumicino – Fonni R/A

14 Dicembre 2006 6 commenti


Dissolubili, i colori scrosciano; coperti e protetti; avvoltolati nella caligine notturna, occhieggiano come ombre di pietra al pensiero immacolato. Una savia reviviscenza affacciata alla vetusta di una balaustra, paventa, con lo svociar remoto, di dosso lo schiamazzo puerile che sciama attorno le burle del vino.
Quest?essenza d?irideo spiro ammicca al tonfo sinuoso dei passi; e, quand?anche fossero passi saltabeccati fra un fremito e l?altro, e corressero di petto la spera che li scinderà innanzi al giorno con lacero sudore, non mancherebbero di lenta passione. Quand?anche fossero asciutti infra la pelle, da far tremolare a sdegno la fermezza de quei vecchi lassù, intrusa, porta nel sussiego degli sbuffi, non si lascerebbero rubare fluidità alle roride nostre intenzioni. E, quand?anche fossero digiuni di passi, saranno capaci, prodighi di svenevoli baci sulle pozze ch?impetrano, nascosta fra nivei soffici belletti, alle pavide gote lunari? quand?anche diaccio fosse la strada al crepuscolo, non rifuggirebbero dalle carezze del freddo.
Ora, dopo tanto sbraitare, l?attempate figure paiono giubilare la rauca, ormai, voce, fradici della morbidezza che l?ambascia profonde, imbellettando il rintocco calzato dei passi.

Le pance piene di vino, ove navigano salsicce e polente, ritte al levante della sazietà. Le lingue traboccano delle delizie del miele; e la notte, degli odori che vagolano di casa in casa, se ne ciba rediviva d?ogni ingordigia e mai satolla dei languori visivi.

Cosa venne ad ardere nel cereo, intinto negli occhi? Un amore al tedio dell?indigenza, o la passione materna, che s?acclama fra le rotondità segregate fra l?alone recondito alle vergogne della pellicola fotografica: un figlio inaspettato, l?ignominia d?una famiglia.

Sto camminando su questa giungla di tappeti, nuvole e pensieri. Candore nell?aria ch?attende il taglio del tempo; protervia del cuore, lascivia del ventre. Metallo, fende l?arrivo con sonora lubricità; metallo baritono vocalizza il sorriso delle mani.

Diario con ritorno d?andata.

Ti Giro Intorno

4 Dicembre 2006 7 commenti


Come i fiori al campo danno voluttà
(e non puoi contarne intero il numero)
così saziami con generosità:
tu sei la gioia, e smaglio attratto e cereo

Ho contratto intesa con lo spirito
ora è nudo e, vedi? Non ragiona più.
Come una falena ai lumi palpita
io vado dritto al suono dove imperi tu.

Bastano i prodigi che tu sei
Contano i sapori che mi dai
Io ti giro intorno e ingoio fremiti
Io ti giro intorno senza limiti

Voglio la via più facile per avere quiete complice.
Voglio te dentro me per farcela.

…è come esaudire la gravità
prendere posto nel vortice…

Bastano i prodigi che tu sei
Contano i sapori che mi dai
Io ti giro intorno e ingoio fremiti
Io ti giro intorno senza limiti

(Marlene Kuntz)